Troppi esclusi dalla 1014ª “Foire de Saint-Ours” di Aosta: quaranta artigiani del settore “non tradizionale” si lamentano. Nessuna modifica alla Porta Prætoria

Una visitatrice in un banco non tradizionale (foto 12vda.it)

Una visitatrice in un banco non tradizionale (foto 12vda.it)

“Mille e non più (di) mille”: tanti sono gli artigiani ammessi alla “Foire de Saint-Ours”, in programma nel centro di Aosta giovedì 30 e venerdì 31 gennaio, e tutti gli altri restano fuori. Per l’edizione numero 1014 a lamentarsi sono quaranta dei sessanta del settore “non tradizionale” che hanno scoperto ad inizio gennaio, con raccomandata o con il “passa parola”, di non avere più un banco: «ci hanno risposto che è una questione di numeri e di organizzazione» commentano una decina di esclusi, che hanno chiesto chiarimenti sia alla dirigente Wally Lettry, che fra pochi mesi andrà in pensione, e, a ridosso della presentazione ufficiale, anche all’assessore alle attività produttive Pierluigi Marquis, che li ha incontrati nella mattinata di martedì 14 gennaio.
«Gli spazi sono già tutti destinati – continuano gli esclusi – ci hanno detto chiaro e tondo che non c’è nessun sistema per farci entrare e che è stato utilizzato il criterio dell’anzianità, ammettendo chi è presente da più di dieci anni, e della partita Iva. Per gli hobbisti non c’è posto nemmeno su spazi privati: abbiamo chiesto al Comune di Aosta per avere il permesso di vendita, ma ci hanno risposto che i tre mercatini previsti sono sufficienti».
Il limite dei mille espositori, cui si aggiungono i produttori professionali partecipanti a “L’Atelier”, è fissato dal “Regolamento per lo svolgimento della Fiera di Sant’Orso”, per cui solo quando sono arrivate tutte le iscrizioni, che hanno il solo costo della marca da bollo da sedici euro, può essere stilata una graduatoria secondo alcune priorità che sono precisate: appartenenza al settore tradizionale, produzione di manufatti appartenenti al settore equiparato, iscrizione al “Registro delle Imprese” per la produzione che si intende esporre, possesso di partita Iva per la produzione che si intende esporre, più alto numero di presenze alla “Foire de Saint-Ours” a partire dall’anno 2000, senza considerare le edizioni precedenti, e la maggiore anzianità anagrafica.
Alla “Foire”, alla fine, sono stati ammesse tutte le domande del settore “tradizionale”, compresi quelli dei corsi e delle scuole, e quelle del settore della ceramica, del rame e del vetro, per 943 artigiani e solo 57 delle 116 presentate del settore “non tradizionale”.
Come era successo nel 2013 quando erano stati solo ma i ventuno gli artigiani “non tradizionali” rimasti “senza banco”, molti di meno rispetto alla nuova edizione della “Foire”, questi sono stati inseriti in un’apposita lista d’attesa, con la possibilità di esporre a condizione che artigiani dello stesso settore presentassero rinuncia di partecipazione alla “Foire” prima del 28 gennaio: nel 2013 alla fine, erano stati tutti ammessi ad esporre eventalità piuttosto improbabile per la “Foire” di quest’anno: «la legge che disciplina la tutela e la valorizzazione dell’artigianato tipico di tradizione – ha spiegato l’assessore Pierluigi Marquis – prevede che ci possa essere la partecipazione, in via residuale, di coloro che si occupano di artigianato manifatturiero svolto in Valle d’Aosta, che non viene compreso nel settore tradizionale, visto il limite di mille partecipanti alla fiera. Quest’anno abbiamo avuto molta più partecipazione, rispetto all’anno passato, di artigiani di tradizione e non è stato possibile di soddisfare la partecipazione di tutti quelli del settore “non tradizionale”, visti i residui imposti. Va considerato il fatto che, qualora avessimo avuto la richiesta di 1.100 artigiani di tradizione ne avremmo comunque dovuti escludere cento. Il limite di mille partecipanti non è solo simbolico, l’organizzazione è complessa, ci sono delle problematiche di viabilità e di responsabilità che non ci consentono di andare oltre determinati numeri».
Il fatto è, però, che tutti questi artigiani hanno lavorato fino all’ultimo per presentare un banco sufficientemente ricco e non si aspettavano di essere esclusi in così grande numero: vorrebbero comunque una possibilità di presenza, anche gestendosi in autonomia uno spazio diverso che, a quanto pare, non ci potrà essere, anche perché nemmeno il Comune di Aosta potrebbe autorizzare una “vendita privata” in concomitanza con la “Foire”.
Una buona notizia arriva invece dal versante della Soprintendenza ai Beni culturali: per accontentare una parte degli “artigiani big”, si era valutato di modificare ancora una volta l’assetto della zona sotto la Porta Praetoria e, con un costo che poteva andare dai trenta ai cinquantamila euro, togliere le ringhiere delle passerelle e coprire gli spazi ora vuoti, reggendo la pavimentazione con i dovuti supporti: «la Giunta regionale ha deciso di non affrontare anche questa spesa – precisano dalla Soprintendenza – del resto, anche se si valorizzano la Porte, non si sminuisce la “Foire”. Piuttosto, nella misura in cui il budget lo permetterà, stiamo lavorando anche per rendere visitabile la zona che è visibile sotto le passerelle».

scritto da Elena Meynet, il 13 gennaio 2014, su 12vda.it

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