Anche i russi comprano alla Fiera di Sant’Orso, ma resta la preoccupazione dei “non tradizionali”

Si smontano i banchetti alla fine della Fiera

Si smontano i banchetti alla fine della Fiera

Circa duecentodieci visitatori, di cui ottantamila il primo giorno, e la Foire2014, la mille e quattordicesima Fiera di Sant’Orso ad Aosta, si conclude lasciando una coda, questa volta: i padiglioni, Atelier dei professionisti ed enogastronomico, restano infatti aperti anche sabato 1°  e domenica 2 febbraio. Il conteggio è stato fatto automaticamente, con il sistema di telecamere posto ai crocevia e già sperimentato negli anni passati. Che si tratti di “passaggi” o “visitatori”, dato che si dovrebbe tener conto dei tanti che nei punti cruciali vanno avanti e indietro, come di quelli che evitano i punti affollati, la cifra di duecento è ormai più che altro un modo di dire per indicare che l’affluenza viene considerata, dall’organizzazione, “soddisfacente”.
Il senso unico è stato attivato in entrambi i giorni di fiera, giovedì 30 e venerdì 31 gennaio, nel pomeriggio, per snellire i punti più critici: l’arrivo in piazza Chanoux, in place des Franchises e all’incrocio con via de Sales.
Tra gli espositori c’è molta soddisfazione, soprattutto da parte di chi è un “big” che si va a cercare apposta, o di chi si è ricordato che i visitatori non possono portar via sotto braccio oggetti troppo voluminosi o spendere cifre consistenti non preventivate.
Per la Foire 2014 si torna a parlare dei turisti russi, ormai presenza nota con i cui comportamenti un po’ rudi anche i valdostani cominciano a saper convivere: chiedono, scelgono, esaminano e, soprattutto, comprano subito.
Chi espone da anni ha già imparato a studiare a dovere il proprio banco, con una giusta alternanza di pezzi importanti e di ricordini, così da non restare con il tavolo sguarnito dopo mezza giornata. Un po’ delusi sono alcuni espositori del settore non tradizionale, preoccupati per la consistente esclusione dell’edizione che si sta chiudendo: soprattutto per i lavori “femminili”, maglia, uncinetto, chiacchierino, resta una perplessità che fa esclamare «eppure anche questi sono tipici delle nostre veillà e della nostra tradizione di casa!».

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